Ma quel voto avrebbe abolito le Province? No
Sì, forse avete ragione, ma confermo quel voto. L'opportunità politica avrebbe preteso dal PD un voto a favore del progetto di legge dell'Italia dei Valori ma la battaglia sul cambiamento reale del paese, credo di no. Ma quel voto, avrebbe davvero abolito le Provincie?
Uscita dalla Camera e dal Senato e promulgata dal Presidente della Repubblica, quella legge avrebbe prodotto quell'effetto che noi tutti auspichiamo? La risposta è no.
E' una legge scritta male, che abolisce delle parole, ma non riorganizza ne assegna nuove deleghe.
Questo non significa che in politica non si possano fare scelte tecnicamente discutibili, ma politicamente efficaci; significa che chi fa il dirigente politico ha il dovere di valutare tutti gli aspetti evitando di farci trascinare nel caos da una deriva populista.
E questo lo affermo anche in considerazione del mio ruolo di Presidente del Forum Sicurezza e Difesa pensando a quanto sarebbe semplice farsi trascinare sulla deriva del ritiro dei nostri soldati dalle missioni riempiendosi la bocca di tanti buoni propositi salvo poi non conoscere l’importanza del lavoro che quei ragazzi svolgono per vigilare e garantire il ritorno della normalità in tanti luoghi martoriati da guerra e terrorismo e assicurare anche la nostra tranquillità.
Un grande partito responsabile si comporta valutando le questioni a tutto tondo.
L'istinto ci diceva votiamo si, la spiegazone di merito era un'altra. Quale ?
Nella presentazione della proposta di Legge 4439 – Modifica all'articolo 133 della Costituzione, in materia di mutamento delle circoscrizioni provinciali e di soppressione delle province, nonché norme per la costituzione delle città metropolitane e il riassetto delle province, prima firma Bersani, il 21 giugno scorso, prima della sublime campagna demagogica dell’IDV (ricordate la chiaccherata tra Di Pietro e Berlusconi) il PD diceva " È evidente che occorre procedere rapidamente all'approvazione di questo importante provvedimento (il 4439) in modo da chiarire «chi fa che cosa» attraverso la puntuale individuazione delle funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane e attraverso la riapertura di un complessivo processo di riordino dell'amministrazione statale e regionale.
E inoltre, " Il PD, infatti, non è stato mai per l'abolizione dell'istituzione provincia, poiché, ad esempio, le questioni relative ai trasporti, all'assetto idrogeologico, agli aspetti ambientali e alle strade costituiscono una dimensione non più gestibile dal singolo comune e che non dovrebbe essere gestita dalle regioni: in quest'ottica, cancellare con un colpo di bacchetta magica le province ci consegnerebbe una dimensione di confusione totale che sarebbe esattamente l'opposto di quello che i cittadini chiedono, ossia responsabilità, correttezza e trasparenza nell'amministrazione dei propri interessi. Il PD è, quindi, per la ridefinizione delle province anche all'interno della Costituzione." Per il testo complessivo della proposta vedi partitodemocratico.it/leggeprovince.
Cioè noi abbiamo depositato, e al Senato già calendarizzato e iniziato la discussione, una proposta di legge organica, che seguiva quanto approvato dall'assemblea nazionale del PD, e nel frattempo, l'IDV, con invidiabile furbizia comunicativa ha piazzato una sua proposta, legittima, ma secondo noi inefficace, sullo stesso punto.
Giudizio finale: L'opportunità politica avrebbe preteso da noi un voto favorevole, il giudizio di merito no.
Il tutto andava spiegato e comunicato molto molto meglio.
Rimane il dubbio storico, su cosa si debba far prevalere in questi casi. Vi assicuro che non è una scelta facile. Se far prevalere la risposta che avrebbe giustamente accontentato la richiesta di una svolta nel campo del taglio della spesa pubblica, ( la richiesta, non la risposta, perche' la verita' dei conti dice che le province costano come costo dei gettoni degli amministratori circa 470 milioni, mentre costano un miliardo complessivamente compresi i costi generali, e quindi da un punto di vista generale sono una goccia in un oceano) evidenziando l'unità delle opposizioni, la nostra indipendenza rispetto ad eventuali pressioni di amministratori (che peraltro per quello che ne so non ci sono state), la nostra volontà radicale di lotta agli sprechi. Oppure se far prevalere, la serietà della nostra analisi, e della nostra proposta di Legge.
In una discussione al gruppo, molto vivace e partecipata, ha prevalso la seconda. In Democrazia ci si rimette alle maggioranza, e così abbiamo fatto, come giustamente si pretende da dei dirigenti politici. Se c'è una cosa che distrugge il partito è leggere, su ogni argomento, dirigenti nazionali e locali, che spesso senza aver studiato, anche su queste pagine, si dissociano da decisioni prese nel corso di passaggi democratici, esternando il loro dissenso come militanti qualsiasi. Così si fa male al partito, non il contrario.
Forse avrei votato a favore, perché avrei fatto prevalere il senso di opportunità politica sul merito dell'efficacia costituzionale che non c'è.
Ma di mestiere faccio il dirigente politico, e non il libero battitore, mi prendo le responsabilità di una scelta che istintivamente non avrei fatto e difendo l'unico partito, il mio partito, che può guidare il paese, portarlo fuori dalle secche del precipizio morale, economico e sociale nel quale si trova.
Lo difenderò anche di fronte agli errori, lavorando da dentro per cercare di correggere ciò che non va, ho molta paura del massimalismo, temo le campagne contro tutto e tutti, perché ho studiato bene la storia del nostro paese e del nostro continente, e ho paura di ciò che comporta la furia contro la politica e le istituzioni generalizzata.
Avremmo potuto votare diversamente, avremmo accontentato molti titolisti e molti militanti, con effetti inesistenti o pericolosi, ma ora basta polemiche contro noi stessi, c'e una nostra legge in discussione, diffondiamola, discutiamola, il paese si aspetta da noi proposte non polemiche, l'avversario è altrove.
Emanuele Fiano - deputato PD
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