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Abolire le province, la bugia degli enti inutili

Ivano Basile fonte www.progressonline.it

Berlusconi promise la loro abolizione davanti milioni di telespettatori alla campagna elettorale del 2008. Nel luglio scorso la Camera ha bocciato il disegno di legge: il risparmio “non vale la candela”. Ma ne siamo sicuri?

Foto Abolire le province, la bugia degli enti inutiliCredere all'abolizione delle Province è un po' come credere a bigfoot, ai marziani o a Babbo Natale: è necessario un atto di fede che – già si sa in anticipo - difficilmente verrà comprovato. E' la classica promessa da marinaio fatta da tutti i partiti (eccetto la Lega, che da sempre mantiene un atteggiamento coerente) in campagna elettorale ma poi puntualmente disattesa, tant'è che le Province non solo sono sempre lì, ma crescono anche numericamente.
Con il voto del 5 luglio il Pdl ha gettato via la maschera e con una maggioranza trasversale ha tradito il voto di milioni di cittadini. Il Pd si è astenuto, forse commettendo un clamoroso errore e dimostrando per l'ennesima volta di non possedere quella forza e quel coraggio per convincere una parte degli italiani che non tutti i partiti sono uguali: “Con questi presupposti la partita dell'alternativa non comincia nemmeno”, ha sentenziato Beppe Grillo. Il suo MoVimento 5 Stelle, d'accordo con l'abolizione delle Province, per coerenza non ha partecipato alle ultime elezioni provinciali.
Del resto tutti i governi che si sono succeduti finora non solo non hanno provveduto all’eliminazione delle Province, anzi, le hanno aumentate (dal 1992 ne sono state istituite altre quindici). Oggi le province italiane sono 110, tra queste ve ne sono due autonome (Trento e Bolzano) mentre in Valle d’Aosta le funzioni tipiche della Provincia vengono svolte dall’amministrazione regionale. Nel 2010 l'apparato è costato circa 12 miliardi di euro (V. Box) in marcata flessione rispetto al triennio precedente (-1 miliardo 360 milioni di euro rispetto al 2008).

Ma quanto si risparmierebbe con l'abolizione delle Province? Secondo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la loro abolizione porterebbe al massimo ad un risparmio di 200 milioni di euro all’anno. Ma secondo alcune ricerche i numeri sarebbero ben superiori. Lo ha dimostrato Andrea Giuricin, fellow dell'IBL e docente all'università di Milano Bicocca, autore di uno studio dal titolo “Quanto ci costano le province”, pubblicato nell'ottobre dello scorso anno. I 200 milioni/anno rappresentano solo il risparmio diretto che avrebbe lo Stato dagli stipendi dei politici (in media ogni politico provinciale ha un costo di circa 27 mila): 4207 politici si spartiscono una torta da 135 milioni di euro l'anno (contando solo gli emolumenti). Si tratta di 104 presidenti di provincia, altrettanti presidenti del consiglio e vice presidenti, 894 assessori, 3001 consiglieri. A questi costi andrebbe aggiunta una lunga schiera di spese evitabili qualora le stesse funzioni venissero accorpate e assolte da altri livelli di governo, come la manutenzione delle strade e delle scuole, ad esempio.

“Oggi i Comuni si occupano di ristrutturare le elementari, le Province le medie e le superiori, il Ministero le Università” - afferma Michele Bartoluzzi, Portavoce del Comitato per l’Abolizione delle Province che ha preso il via in Veneto nel 2009 con l’adesione di imprenditori, giornalisti, personaggi dello spettacolo e della cultura. “Accorpando, con lo stesso ufficio tecnico - magari potenziato dai dipendenti trasferiti dall’ente in chiusura - si potrebbero gestire tutti gli appalti ed i controlli risparmiando altri 500 milioni all’anno. E avanti cosi con i rifiuti, gli uffici dei piani regolatori, ecc. fino ad arrivare a un risparmio sulla spesa corrente, senza toccare nemmeno uno dei dipendenti regolarmente assunti con concorso, di circa 800 milioni di euro/anno”.

A questi costi andrebbero sommati quelli che derivano dalla rappresentanza, del personale “politico” a chiamata impiegato, degli uffici stampa, delle auto blu, dei segretari generali a 200.000 euro all’anno, delle sedi etc., etc. Tutto ciò è quantificabile in non meno di 6 milioni ad ente, e quindi di circa 700 milioni/anno complessivi.
Dunque, anche pensando di riallocare tutti i dipendenti in conseguenza dell'abolizione delle province, si può stimare un risparmio dell'ordine di almeno 2 miliardi di euro, questo senza considerare le spese stellari in consulenze.

In definitiva, quindi, le Province appaiono come un apparato estremamente costoso che non ha senso mantenere in piedi. Ma allora perché, a livello parlamentare, i tentativi per eliminare questi enti sono sempre falliti?
Le province hanno una funzione fondamentale per la Casta (le presidenze di provincia occupate dal Pd sono 40, contro le 36 del Pdl, le 13 della Lega, le 5 dell'Udc): sono come lobby locali che sfruttano la radicalità nel territorio per ottenere maggiore influenza nelle scelte locali (e portare voti preziosi).

La loro esistenza permette ai politici di piazzare personale, di riciclare trombati, di elargire stipendi ai maggiorenti locali. Non vi sembrano motivi più che sufficienti per salvarle, nonostante il momento di crisi economica che sta attanagliando l’Italia? Meglio tagliare le pensioni, reintrodurre i ticket e inserire una patrimoniale sui piccoli risparmiatori. Nel frattempo la legge per l'abolizione delle province rimane aleatoria. Proprio come bigfoot: chi l'ha mai vista?

di Ivano Basile


- PROVINCIA, TUTTI I COSTI DI UN ENTE POCO UTILE -
Mobilità, Viabilità, Trasporti: gestione trasporto pubblico extraurbano; per 125 mila chilometri di strade nazionali extraurbane. Spesa complessiva 1 miliardo 532 milioni di euro.
Servizi e infrastrutture per la tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione delle calamità,  tutela delle risorse idriche ed energetiche; smaltimento dei rifiuti. Spesa complessiva 827 milioni di euro.

Edilizia scolastica, funzionamento delle scuole e formazione professionale: gestione di oltre 5000 gli edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi. Spesa complessiva 2 miliardi 306  milioni di euro.
Sviluppo economico e Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’impiego; sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura, alla pesca; promozione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Spesa complessiva 1 miliardo 159 milioni di euro
Promozione della cultura. Spesa complessiva 247 milioni
Promozione del turismo e dello sport. Spesa complessiva 235 milioni
Servizi sociali. Spesa complessiva 325 milioni
Costo del personale. Spesa complessiva 2 miliardi 343 milioni di euro Il personale delle Province ammonta a circa 61.000 unità.
Spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc..)etc. Spesa complessiva 749  milioni di euro
Indennità degli amministratori.  Spesa complessiva 113 milioni di euro lordi
*dati Upi 2010, Unione delle Province d’Italia.

- COSA FANNO LE PROVINCE -
- gestiscono 125 mila chilometri di strade (l’84% del totale della rete stradale nazionale);
- hanno la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici tra istituti tecnici e medie inferiori, per un totale di quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni 500 mila allievi
- gestiscono circa 2.660 palestre scolastiche sportive, impegnate per il 100% in attività extrascolastica
- gestiscono  più di 600 centri per l’impiego, i vecchi Uffici di collocamento, centri polifunzionali, che accanto alla ricerca del posto di lavoro, offrono agli utenti un percorso individuale di formazione professionale, orientamento, redazione di curricula, individuazione di percorsi di ingresso nel mondo del lavoro. In media, ogni anno oltre 3 milioni di persone in cerca di lavoro si rivolge ai centri per l’impiego
- si occupano di pianificazione territoriale, predisponendo ed adottando il piano territoriale di coordinamento, che determina le diverse destinazioni dei territori in relazione alla vocazione prevalente, la localizzazione delle maggiori infrastrutture e linee di comunicazione, le linee di intervento per la sistemazione idrica, le aree nelle quali istituire parchi e riserve.
- si occupano di ambiente, controlli ambientali, difesa del suolo, valorizzazione dell’ambiente e prevenzione delle calamità; di tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche; di protezione della flora e della fauna, dei parchi e delle riserve naturali; organizzazione dello smaltimento dei rifiuti.
- partecipano inoltre alle politiche di sviluppo locale, grazie alle competenze in tema di industria, turismo, agricoltura, artigianato, con l’erogazione di agevolazioni,  contributi, sovvenzioni etc.
Fonte Upi, Unione delle Province d’Italia.



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