Equa rappresentanza
Le donne del PD si candidano al governo della Regione Lombardia

Democrazia paritaria significa che non c’è vera democrazia se non c’è equa rappresentanza tra i generi. Ed è proprio questo principio che è stato inserito nello Statuto della Regione Lombardia nel 2008, unico caso in Italia.
E' questo principio che il presidente Roberto Formigoni ha ignorato nella costituzione della giunta ed è questo che le donne del Pd intendono riaffermare candidandosi alla guida della Regione.
Questo quanto affermato oggi in una conferenza stampa che si è tenuta a palazzo Pirelli dalle donne del Pd, alla quale sono intervenute Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale, Marilisa d’Amico, avvocato e consigliera al Comune di Milano, Ilaria Cova e Piera Landoni, responsabili delle donne della Regione e dell’area metropolitana milanese, Fiorenza Bassoli, senatrice e Diana De Marchi, consigliera provinciale di Milano.
L’idea è chiara:indietro non si torna. Il principio recepito dallo Statuto è frutto di un lungo e duro lavoro delle elette in Consiglio regionale e ha consentito di arrivare a un ordinanza del Consiglio di Stato, che fa seguito al ricorso presentato da alcune associazioni che mette in discussione la legittimità della giunta in cui oggi è presente una sola donna .
“Il ricorso- spiega D’Amico- è già vinto con l’ordinanza del Consiglio di Stato. Ora si tratta di vederne la piena attuazione. Secondo il principio di parità le donne devono essere almeno il 40 per cento. Si può dire che dove non è arrivata la politica sono arrivati i giudici, che hanno fatto rispettare un principio sancito dalla Costituzione”.
“Che le donne –afferma Bassoli- debbano fare ricorso per vedersi riconosciuto un principio come la democrazia paritaria dimostra che chi sta governando è inadeguato a guidare una regione all’avanguardia del Paese quale è la Lombardia”.
"La vicenda della Giunta regionale- sottolinea de Marchi- è solo la dimostrazione di come vengono considerate le donne in politica. A parole esiste un riconoscimento, ma nella realtà, soprattutto nel centrodestra, vengono per lo più ignorate. Facilmente si considerano come problemi le questioni che riguardano ad esempio i rifiuti, ma non è ugualmente percepita come rilevante la questione della rappresentanza femminile. Ciò dà un chiaro quadro della fatica che le donne fanno per vedere riconosciuto il loro impegno”.
“Non sappiamo- afferma Landoni- quante donne saranno inserite in giunta nel rimpasto che Formigoni sta cercando di realizzare ma, qualunque sia il risultato, quello che serve è una radicale svolta politica. Se Formigoni inserirà donne in giunta lo farà non per convinzione ma, come spesso accade, per risolvere problemi politici che nulla hanno a che fare con la volontà, che non c’è mai stata, di dare rappresentanza alle donne. Noi invece riteniamo che la democrazia paritaria sia il presupposto per cambiare la politica”. Per questo il 25 febbraio prossimo le donne del Pd terranno un seminario sulla rappresentanza elettorale per vagliare tutti gli strumenti per garantire la democrazia paritaria.
“Alla luce dei fatti- sottolinea Cova- chiediamo a Formigoni di dimettersi subito. E di andare subito al voto. Questo anche perché questa giunta ha già ampiamente dimostrato di non avere la tenuta politica per affrontare la questione”.
“E’ necessaria – conclude Valmaggi- una svolta politica a partire dall’approvazione di una nuova legge elettorale, il cui progetto è già stato depositato, che prevede l’eliminazione del listino unico e la doppia preferenza di genere. Questo per arrivare a una giunta dove sia realmente applicata la democrazia paritaria, ossia la presenza paritaria e la totale condivisione delle decisioni. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne”.

Democrazia paritaria significa che non c’è vera democrazia se non c’è equa rappresentanza tra i generi. Ed è proprio questo principio che è stato inserito nello Statuto della Regione Lombardia nel 2008, unico caso in Italia.
E' questo principio che il presidente Roberto Formigoni ha ignorato nella costituzione della giunta ed è questo che le donne del Pd intendono riaffermare candidandosi alla guida della Regione.
Questo quanto affermato oggi in una conferenza stampa che si è tenuta a palazzo Pirelli dalle donne del Pd, alla quale sono intervenute Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale, Marilisa d’Amico, avvocato e consigliera al Comune di Milano, Ilaria Cova e Piera Landoni, responsabili delle donne della Regione e dell’area metropolitana milanese, Fiorenza Bassoli, senatrice e Diana De Marchi, consigliera provinciale di Milano.
L’idea è chiara:indietro non si torna. Il principio recepito dallo Statuto è frutto di un lungo e duro lavoro delle elette in Consiglio regionale e ha consentito di arrivare a un ordinanza del Consiglio di Stato, che fa seguito al ricorso presentato da alcune associazioni che mette in discussione la legittimità della giunta in cui oggi è presente una sola donna .
“Il ricorso- spiega D’Amico- è già vinto con l’ordinanza del Consiglio di Stato. Ora si tratta di vederne la piena attuazione. Secondo il principio di parità le donne devono essere almeno il 40 per cento. Si può dire che dove non è arrivata la politica sono arrivati i giudici, che hanno fatto rispettare un principio sancito dalla Costituzione”.
“Che le donne –afferma Bassoli- debbano fare ricorso per vedersi riconosciuto un principio come la democrazia paritaria dimostra che chi sta governando è inadeguato a guidare una regione all’avanguardia del Paese quale è la Lombardia”.
"La vicenda della Giunta regionale- sottolinea de Marchi- è solo la dimostrazione di come vengono considerate le donne in politica. A parole esiste un riconoscimento, ma nella realtà, soprattutto nel centrodestra, vengono per lo più ignorate. Facilmente si considerano come problemi le questioni che riguardano ad esempio i rifiuti, ma non è ugualmente percepita come rilevante la questione della rappresentanza femminile. Ciò dà un chiaro quadro della fatica che le donne fanno per vedere riconosciuto il loro impegno”.
“Non sappiamo- afferma Landoni- quante donne saranno inserite in giunta nel rimpasto che Formigoni sta cercando di realizzare ma, qualunque sia il risultato, quello che serve è una radicale svolta politica. Se Formigoni inserirà donne in giunta lo farà non per convinzione ma, come spesso accade, per risolvere problemi politici che nulla hanno a che fare con la volontà, che non c’è mai stata, di dare rappresentanza alle donne. Noi invece riteniamo che la democrazia paritaria sia il presupposto per cambiare la politica”. Per questo il 25 febbraio prossimo le donne del Pd terranno un seminario sulla rappresentanza elettorale per vagliare tutti gli strumenti per garantire la democrazia paritaria.
“Alla luce dei fatti- sottolinea Cova- chiediamo a Formigoni di dimettersi subito. E di andare subito al voto. Questo anche perché questa giunta ha già ampiamente dimostrato di non avere la tenuta politica per affrontare la questione”.
“E’ necessaria – conclude Valmaggi- una svolta politica a partire dall’approvazione di una nuova legge elettorale, il cui progetto è già stato depositato, che prevede l’eliminazione del listino unico e la doppia preferenza di genere. Questo per arrivare a una giunta dove sia realmente applicata la democrazia paritaria, ossia la presenza paritaria e la totale condivisione delle decisioni. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne”.
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