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Prove Invalsi

Invalsi: no a passi indietro

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L’introduzione e la progressiva generalizzazione dei test Invalsi rappresenta una delle poche vere novità nel panorama scolastico italiano del dopo Berlinguer.

Al momento attuale esse sono l’unico elemento serio di autoanalisi e autovalutazione di cui dispongano le scuole italiane, e costituiscono la base su cui sviluppare una seria cultura della misurazione dei risultati di sistema, fondata su dati oggettivi e non su interpretazioni soggettive e impressionistiche.
I test Invalsi stanno inoltre aiutando a focalizzare il lavoro delle scuole sulle competenze fondamentali che un sistema di istruzione efficiente dovrebbe essere in grado di assicurare a tutti i suoi alunni, riducendo al contempo la tradizionale autoreferenzialità di ogni singolo istituto, costretto a confrontarsi su basi oggettive con i risultati raggiunti dalle altre scuole. Non a caso l’art. 8 della Legge 953 prevede che ciascuna scuola istituisca un suo nucleo di autovalutazione che lavori in stretto raccordo con l’Invalsi: una norma che il Partito Democratico ha contribuito a scrivere e ha sostenuto in Parlamento.
Per tutte queste ragioni, difendere i test Invalsi equivale a difendere la crescita e l’autonomia delle scuole italiane.
Stupisce un po’ quindi vedere che l’ennesimo tentativo di mettere in discussione l’importanza di questi test abbia trovato udienza non soltanto presso i movimenti “contro” che da sempre popolano la galassia scuola, ma addirittura in Senato e nel gruppo parlamentare del Partito Democratico. Lo scorso 22 marzo, infatti, una petizione online che propone un emendamento all’articolo 51 del Decreto semplificazioni volto a rendere campionarie le prove Invalsi è stata fatta propria e depositata in Commissione affari costituzionali da Italia dei Valori, e fin qui passi, e Partito Democratico, e qui non ci siamo proprio.
Non ci siamo perché le motivazioni profonde di questo emendamento poco o nulla hanno a che fare con il le idee di questo partito (ribadite anche nelle sedi politiche, come ad esempio l’Assemblea Nazionale di Varese) e con il bene della scuola italiana. Queste motivazioni sono fondamentalmente due.
Primo: si sostiene che non sia giusto imporre agli insegnanti la somministrazione e la correzione dei test Invalsi, come se la valutazione non rientrasse tra i compiti normali del docente e come se fossero quelle tre-quattro ore in un anno da dedicare all’Invalsi (che si possono agevolmente inserire in contrattazione d’istituto, come già avviene in molte scuole) a renderne insoddisfacente la retribuzione.
Secondo: il curioso paradosso dell’italico strabismo valutatorio, riassumibile nella formula “non si danno voti al nostro lavoro”. Un curioso paradosso, appunto, per cui il lavoro degli alunni si può e si deve valutare, mentre sarebbe disdicevole fare altrettanto con quello degli insegnanti e delle scuole. Anche se questo significa rinunciare a sapere se una scuola riesce a lavorare bene o è in difficoltà, se ha bisogno di essere aiutata a migliorare e in quali settori. E come se fosse irrilevante verificare come vengono spesi i soldi pubblici (anche) nella scuola italiana.
Si parla quindi allo stomaco – giustamente molto irritato – degli insegnanti, per cercare di guadagnarne i favori. Brutto pensiero, se riferito ai vari movimenti anti-Gelmini rimasti un po’ orfani della loro amata nemica e quindi un po’ privi della più profonda e pavloviana motivazione ad esistere. Pensiero imperdonabile, però, se ha in qualche misura condizionato la scelta del PD di sottoscrivere questo sciagurato emendamento, facendolo passare dai volantini di Rete Scuole agli scartafacci (speriamo) più seri del Senato della Repubblica.
Siamo certi, però, che quanto accaduto rappresenti soltanto uno scivolone passeggero. Non è costume del Partito Democratico, d’altro canto, tenere bordone all'ala più conservatrice (anche se più rumorosa) del mondo della scuola. Prova ne sia la notizia che ieri l’emendamento è stato trasformato in un più innocuo e vago Ordine del Giorno, ci auguriamo da lasciar scivolare rapidamente nel dimenticatoio.

Documento del GIP Scuola del Partito Democratico Metropolitano milanese

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